Contratto medici, CIMO-FESMED: «Senza interventi sull’intramoenia non firmiamo la pre-intesa»

Il Presidente Quici: «La necessità di un aggiornamento e di una semplificazione della libera professione era prevista dall’atto di indirizzo e dall’ultimo CCNL. Eppure nel nuovo testo non c’è nulla. Se l’intramoenia resta fuori dal contratto, noi non firmiamo»

Roma, 30 settembre 2026 – Alla vigilia della seduta fiume convocata da Aran per sciogliere gli ultimi nodi della trattativa per il rinnovo del CCNL 2025-2027 dell’Area Sanità, la Federazione CIMO-FESMED ribadisce con chiarezza la propria posizione: senza un intervento sulla libera professione intramuraria non firmerà la pre-intesa sul nuovo contratto dei medici.

«Non si tratta di una richiesta avanzata oggi per la prima volta, ma di un impegno già scritto nero su bianco – dichiara Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED -. La necessità di aggiornare e semplificare la disciplina della libera professione intramoenia è infatti stata riconosciuta dalle parti nella dichiarazione congiunta n. 3 allegata al CCNL 2022-2024 ed è stata nuovamente inserita nell’atto di indirizzo della Conferenza delle Regioni per il CCNL 2025-2027. Ci chiediamo allora come sia possibile che, dopo aver riconosciuto formalmente la necessità di intervenire, nel testo del nuovo contratto non compaia una sola modifica sulla materia. Per noi è inaccettabile».

«L’intramoenia – prosegue Quici – rappresenta oggi uno dei pochi strumenti attraverso cui è possibile valorizzare concretamente il lavoro dei medici ospedalieri e contribuire a renderlo più attrattivo, favorendo la permanenza dei professionisti nel Servizio Sanitario Nazionale. Senza dimenticare che la libera professione intramuraria amplia l’offerta sanitaria all’interno degli ospedali pubblici e può quindi contribuire a ridurre le liste d’attesa, offrendo ai cittadini che ne hanno la possibilità un’alternativa alla sanità privata senza uscire dal perimetro del SSN».

«Il problema è che oggi questo sistema è farraginoso, burocratizzato e ormai obsoleto – continua Quici -. Servirebbe quindi un intervento preciso per “ridurre le incertezze interpretative e garantire un’applicazione uniforme”. E attenzione: non sono parole nostre, ma della Conferenza delle Regioni. La domanda, a questo punto, è inevitabile: se tutti riconoscono che il sistema va aggiornato e semplificato, perché nessuno vuole metterci mano? Perché l’intramoenia continua a essere trattata come un tema da evitare, quasi fosse un tabù? E perché si continua ad additarla, senza alcuna evidenza, come una delle cause delle liste d’attesa invece di intervenire sulle inefficienze che impediscono al SSN di utilizzarla come una risorsa?».

«Non possiamo continuare a rimandare – conclude Quici -. È molto probabile che, una volta chiuso questo contratto, passeranno diversi anni prima di poter riaprire il confronto sulla materia. Se davvero si vuole valorizzare il lavoro dei medici ospedalieri e rafforzare il SSN, questo è il momento di intervenire. Se invece si sceglie ancora una volta di non farlo, CIMO-FESMED non è disponibile a firmare una pre-intesa che ignora completamente una questione che tutti gli attori della trattativa hanno riconosciuto come prioritaria».

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Source: Novità CIMO

COMUNICATO STAMPA 26 Settembre 2026

«IL SOVRAFFOLLAMENTO NON NASCE AL BROTZU. A CAGLIARI MANCANO POSTI LETTO»
«La Regione affronti finalmente il problema strutturale della rete ospedaliera dell’area vasta. Non si può continuare a concentrare sul Brotzu ciò che gli altri ospedali non riescono più ad assorbire»

Cabras: «La Regione affronti finalmente il problema strutturale della rete ospedaliera dell’area vasta. Non si può continuare a concentrare sul Brotzu ciò che gli altri ospedali non riescono più ad assorbire»

Cagliari, 26 settembre 2026 – «Le notizie sul sovraffollamento del Brotzu confermano una situazione che denunciamo da tempo. Ma sarebbe un errore considerarla un problema organizzativo interno all’ARNAS: il vero problema è la progressiva riduzione della capacità di ricovero dell’intera area vasta di Cagliari».

Lo dichiara Emanuele Cabras, Segretario aziendale CIMO-FESMED ARNAS Brotzu e Vicesegretario regionale CIMO Sardegna.

«Il Brotzu è l’ospedale di riferimento regionale per le patologie a maggiore complessità e per una parte fondamentale dell’emergenza-urgenza. Eppure viene sempre più spesso chiamato a compensare le carenze della restante rete ospedaliera cagliaritana. È un modello che non può reggere».

Secondo CIMO-FESMED, il sovraffollamento dei reparti rappresenta infatti l’ultimo anello di una catena che parte dalla progressiva perdita di capacità assistenziale negli altri presidi.

«Se a valle del Pronto Soccorso non ci sono posti letto disponibili, il sistema inevitabilmente si blocca. Aumentano i tempi di attesa, aumentano gli appoggi, diventa più difficile programmare l’attività chirurgica e cresce la pressione sui professionisti. Non è possibile risolvere questo problema chiedendo semplicemente al Brotzu di organizzarsi meglio».

La questione è particolarmente evidente nell’Ortopedia e Traumatologia.

«Abbiamo già denunciato pubblicamente la carenza di posti letto ortopedici nell’area vasta di Cagliari. Il Brotzu deve occuparsi della traumatologia di maggiore complessità e contemporaneamente assorbire una quota crescente della domanda che la rete territoriale ospedaliera non riesce più a sostenere. Prima o poi il sistema raggiunge il limite».

Per Cabras è quindi necessario che la Regione intervenga sulla programmazione ospedaliera con obiettivi concreti e verificabili.

«Il vero obiettivo da assegnare ai Direttori generali delle aziende sanitarie dell’area vasta deve essere l’attivazione dei posti letto previsti dalla programmazione regionale e oggi non effettivamente disponibili. Non possiamo continuare a discutere soltanto di come distribuire la carenza: dobbiamo ricostruire la capacità assistenziale che Cagliari ha progressivamente perduto».

In questo quadro, CIMO-FESMED torna a porre anche la questione del patrimonio ospedaliero esistente.

«Abbiamo proposto di ragionare seriamente sul recupero dell’Ospedale Marino e sulla possibilità di restituire all’area vasta capacità di ricovero e attività chirurgica. È una proposta che può essere discussa e migliorata, ma il principio non è più rinviabile: Cagliari ha bisogno di recuperare posti letto ospedalieri».

La situazione assume particolare rilevanza mentre sono in corso le scelte sui nuovi assetti delle aziende sanitarie.

«Proprio mentre la realtà ci mostra ospedali sovraccarichi, continuiamo ad assistere a una programmazione costruita attraverso coefficienti e parametri numerici che rischiano di comprimere ulteriormente strutture e organizzazione. I numeri devono servire a programmare l’assistenza, non a ignorare la realtà assistenziale. Volumi di attività, complessità delle cure e domanda sanitaria devono tornare a essere il punto di partenza».

«Il Brotzu – conclude Cabras – deve poter svolgere pienamente la propria funzione di ospedale di riferimento regionale e di alta specializzazione. Non può diventare il luogo nel quale vengono concentrate, una dopo l’altra, tutte le insufficienze della rete ospedaliera cagliaritana.

La Regione intervenga sui posti letto, assegni obiettivi precisi alle aziende dell’area vasta e verifichi che vengano raggiunti. Il sovraffollamento non si risolve distribuendo diversamente i pazienti: si risolve restituendo al sistema la capacità assistenziale che gli manca».