Pronto soccorso, CIMO: «Prima di minacciare i direttori generali, il DG dell’assessorato regionale alla Sanità, Thomas Schael, chiarisca quali interventi ha realizzato»
Le notizie
relative alle lettere inviate dal direttore generale dell’Assessorato regionale
alla Sanità, Thomas Schael, ai direttori generali delle ASL impongono una
riflessione sulle responsabilità nella gestione del sovraffollamento dei Pronto
Soccorso.
La CIMO non
intende sottrarre le direzioni aziendali alle proprie responsabilità. È giusto
pretendere risultati, verificare l’attuazione dei provvedimenti e intervenire
quando emergono inadempienze. Ma le responsabilità devono essere individuate
lungo tutta la catena decisionale, a cominciare da chi è chiamato a programmare
e coordinare il sistema sanitario regionale.
Sorprende,
piuttosto, l’atteggiamento di Schael, che sceglie la strada delle contestazioni
e delle minacce di rimozione dei direttori generali, dando ampia risonanza mediatica
alle proprie iniziative, mentre continua a mancare un confronto con le
organizzazioni sindacali dei medici, che da tempo chiedono di essere ascoltate
sulle criticità del sistema ospedaliero.
Prima di
distribuire responsabilità e minacciare provvedimenti, sarebbe opportuno che lo
stesso direttore generale dell’Assessorato spiegasse quali interventi siano
stati concretamente realizzati per mettere le aziende nelle condizioni di
raggiungere gli obiettivi richiesti.
C’è un
elemento che merita particolare attenzione.
Il Piano
regionale contro il sovraffollamento, approvato dalla Giunta l’8 aprile scorso,
riconosce espressamente che tra le cause della crisi vi è la significativa
riduzione dei posti letto nell’area di Cagliari, con particolare riferimento
agli ospedali Marino e Binaghi.
Lo stesso
documento disponeva la riattivazione di circa 20–25 posti letto al Binaghi
entro 60 giorni, prevedeva il recupero immediato dei posti letto chiusi al
Santissima Trinità e indicava la necessità di valutare la riapertura di posti
letto all’Ospedale Marino.
A sei mesi
di distanza, chiediamo direttamente a Schael di chiarire quale sia lo stato di
attuazione di questi interventi e quali risultati siano stati raggiunti.
La questione
riguarda direttamente anche il Brotzu, sul quale continua a concentrarsi una
parte rilevante dell’emergenza traumatologica del Sud Sardegna.
Il Piano
regionale riconosce infatti il ruolo del Brotzu quale Trauma Center per il
trauma maggiore, prevedendo una partecipazione proporzionalmente minore alla
turnazione dei ricoveri chirurgici e ortopedici, proprio per salvaguardarne la
capacità di risposta ai casi più complessi.
Sono
indicazioni condivisibili. Ma devono tradursi in organizzazione concreta,
disponibilità di posti letto e personale.
Non si può
pensare di risolvere una carenza strutturale esclusivamente attraverso il Bed
Management, la rotazione dei pazienti o l’aumento temporaneo della capacità
ricettiva dei reparti.
Anche il
ricorso al cosiddetto Fast Track, presentato come strumento per alleggerire i
Pronto Soccorso, rischia di produrre un effetto paradossale: anziché risolvere
il sovraffollamento, può semplicemente trasferirlo dal Pronto Soccorso alle
corsie e agli ambulatori ospedalieri, dove i pazienti finiscono per attendere
l’esecuzione delle consulenze specialistiche. In assenza di percorsi realmente
organizzati, spazi adeguati e personale dedicato, non si riducono né i tempi di
attesa né il carico assistenziale complessivo. Si sposta soltanto il problema
da un settore all’altro dell’ospedale, con il rischio di compromettere anche
l’attività ordinaria dei reparti.
Ancora meno
accettabile sarebbe trasformare misure straordinarie, come la flessibilità del
10% dei posti letto, in una modalità ordinaria di funzionamento degli ospedali.
La sicurezza
dei pazienti e degli operatori deve rimanere un limite invalicabile.
La CIMO
chiede pertanto a Schael di rendere pubblico lo stato di attuazione degli
interventi previsti dal Piano dell’8 aprile, indicando per ciascuna azienda i
posti letto effettivamente recuperati, le risorse professionali assegnate e le
misure di riequilibrio della rete ospedaliera concretamente realizzate.
Sarebbe
inoltre auspicabile che il direttore generale dell’Assessorato abbandonasse la
logica delle comunicazioni unilaterali e aprisse finalmente un confronto con
chi lavora quotidianamente negli ospedali e conosce direttamente le conseguenze
delle scelte organizzative.
La
responsabilità dei risultati deve essere accompagnata dalla responsabilità
delle decisioni.
Chi pretende
di giudicare l’operato dei direttori generali deve essere disposto a sottoporre
alla stessa verifica anche il proprio operato.
Non è
sufficiente minacciare la rimozione dei manager per eliminare il
sovraffollamento, se non si interviene contemporaneamente sulle condizioni
strutturali che lo producono. E non è accettabile che le responsabilità della
programmazione vengano scaricate esclusivamente su chi deve gestirne
quotidianamente le conseguenze.