Liste d’attesa, CIMO-FESMED: «Solo il 9% sceglie l’intramoenia. Va rilanciata per rafforzare il SSN e trattenere i medici negli ospedali pubblici»

Quici: «Estendere in tutta Italia il modello della superintramoenia adottato in Lombardia»


Roma, 9 luglio 2026 – Quando i cittadini non riescono ad accedere alle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale nei tempi previsti, oltre uno su due (54%) si rivolge alla sanità privata. Solo il 9% sceglie invece l’attività libero-professionale intramoenia (ALPI), mentre il 7% rinuncia del tutto alle cure, anche se secondo l’ISTAT tale percentuale sfiora il 10%. Sono alcuni dei dati più significativi emersi dall’indagine realizzata dall’Istituto Piepoli per conto della FNOMCeO e presentata oggi a Roma.

 

Per la Federazione CIMO-FESMED, questi numeri dimostrano come l’intramoenia rappresenti una risorsa ancora largamente sottoutilizzata, nonostante possa contribuire sia a migliorare l’accesso alle cure sia a rendere più attrattivo il lavoro nella sanità pubblica.

 

«Per anni l’intramoenia è stata indicata erroneamente come una delle principali cause delle liste d’attesa, ma questa indagine dimostra che i cittadini conoscono molto bene le vere criticità del sistema: la carenza di personale, le insufficienze strutturali e i problemi organizzativi – afferma Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED -. In questo scenario, se non è possibile aumentare rapidamente l’offerta di prestazioni attraverso nuove assunzioni e il potenziamento delle strutture, l’ALPI può rappresentare uno strumento concreto per ampliare l’offerta assistenziale e ridurre i tempi di attesa. Allo stesso tempo, consente di rafforzare il rapporto di fiducia tra medico e paziente e costituisce un importante incentivo per trattenere i professionisti nel SSN. Perché questo accada, però, è necessaria una riforma profonda dell’attuale sistema».

 

Tra le possibili soluzioni, CIMO-FESMED indica il modello della cosiddetta “superintramoenia”, già sperimentato in Lombardia: «Consentire alle assicurazioni sanitarie di indirizzare i propri assistiti verso le strutture pubbliche, dove potrebbero essere visitati da medici al di fuori dell’orario di servizio, significa creare nuove opportunità professionali per i medici e generare risorse economiche da reinvestire negli ospedali pubblici – prosegue Quici -. Si tratta di un modello che meriterebbe di essere esteso a livello nazionale».

 

In assenza di un intervento strutturale, il rischio è invece quello di assistere a un progressivo ridimensionamento dell’attività intramoenia: «I dati del Ministero della Salute evidenziano una tendenza ormai consolidata: tra il 2015 e il 2023 il numero dei medici che svolgono attività intramoenia è diminuito del 15%. Oggi l’ALPI è gravata da procedure burocratiche complesse e da un sistema di costi che assorbe fino al 70% di quanto versa il paziente. È quindi inevitabile che molti professionisti preferiscano esercitare nel proprio studio o nelle strutture private, dove trovano condizioni economiche più favorevoli e possono garantire ai pazienti quella continuità di rapporto che il Servizio Sanitario Nazionale, nelle condizioni attuali, fatica ad assicurare», conclude Quici.

Seguici su: FacebookXInstagramYoutube; Canale Whatsapp

L’articolo Liste d’attesa, CIMO-FESMED: «Solo il 9% sceglie l’intramoenia. Va rilanciata per rafforzare il SSN e trattenere i medici negli ospedali pubblici» proviene da Cimo.

Source: Novità CIMO

Medici sanità privata accreditata senza contratto da venti anni e senza tutele Decreto Lavoro. CIMOP: «No a professionisti di serie B»


Roma, 26 giugno 2026 – In Italia esistono medici di serie A e medici di serie B. E il via libera definitivo al Decreto Lavoro ne rappresenta l’ennesima conferma. Parliamo dei medici dipendenti della sanità privata accreditata, che continuano a operare senza il rinnovo del contratto collettivo da oltre vent’anni e che ora sono stati anche esclusi dalle tutele previste dal Decreto Lavoro per i lavoratori con contratti scaduti: in particolare, non rientrano tra coloro che percepiranno un adeguamento automatico delle retribuzioni a titolo di anticipazione sul futuro rinnovo.

 

A denunciarlo sono CIMOP, il sindacato che rappresenta i medici dipendenti della sanità privata accreditata, e la Federazione CIMO-FESMED, a cui CIMOP aderisce.

 

«Sono venti anni che aspettiamo il rinnovo del contratto – dichiara Carmela De Rango, Segretaria nazionale CIMOP -. Nel frattempo si sono succeduti undici governi, sono cambiati i modelli organizzativi della sanità, si sono evolute le tecnologie e le modalità di cura. Il sistema sanitario ha affrontato crisi economiche, una pandemia e una forte crescita dell’inflazione che ha inciso pesantemente sul potere d’acquisto dei professionisti. Per noi, però, il tempo sembra essersi fermato».

 

«In tutto questo le Istituzioni, in un decreto ironicamente intitolato “Salario giusto”, hanno il coraggio di tutelare gli interessi degli imprenditori della sanità privata, e non di quei lavoratori che ogni giorno si prendono cura dei cittadini, accettando che migliaia di medici continuino ad operare in una condizione contrattuale che non ha eguali in nessun altro settore».

 

«Non stiamo parlando soltanto di stipendi o di adeguamenti economici. Stiamo parlando di dignità professionale e di riconoscimento del valore del lavoro medico», dichiara Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED.

 

«I medici della sanità privata accreditata sono parte integrante del Servizio Sanitario Nazionale e contribuiscono in maniera determinante alla tenuta del sistema – prosegue De Rango -. Continuare a ignorare questa situazione significa accettare l’esistenza di lavoratori ai quali vengono riconosciuti doveri e responsabilità, ma non diritti e tutele adeguate. È una disparità che non può più essere considerata normale».

 

«Dopo vent’anni di immobilismo, il rischio è che l’eccezione diventi regola e che si perda la percezione dell’ingiustizia. Non è più sufficiente chiedersi quando arriverà una soluzione. La domanda che la politica deve porsi è come sia stato possibile arrivare fino a questo punto», conclude De Rango.

Seguici su: FacebookXInstagramYoutube; Canale Whatsapp

L’articolo Medici sanità privata accreditata senza contratto da venti anni e senza tutele Decreto Lavoro. CIMOP: «No a professionisti di serie B» proviene da Cimo.

Source: Novità CIMO