Medici ospedalieri nelle Case di Comunità, CIMO-FESMED: «Bene eliminazione incompatibilità, ma coinvolgere sindacati» 


Roma, 17 giugno 2026 – La Federazione CIMO-FESMED accoglie con favore la proposta del Ministro della Salute Orazio Schillaci di eliminare le incompatibilità che ad oggi impediscono ai medici ospedalieri di lavorare, al di fuori del proprio orario di lavoro e su base volontaria, in strutture diverse da quelle ordinarie. 

 

«Si tratta di una richiesta che abbiamo avanzato più volte, nell’ottica di quella ‘liberalizzazione della professione medica’ che da sempre è un mantra della nostra organizzazione sindacale – dichiara Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED -. È evidente infatti che incompatibilita tanto rigide come quelle attuali rendono poco attrattivo il lavoro negli ospedali pubblici. È giusto invece che il medico sia libero di organizzare il proprio tempo nel modo che ritiene più adatto alle proprio esigenze e alle proprie inclinazioni professionali».

 

«Chiediamo tuttavia al Ministero e alle Regioni di coinvolgere i rappresentanti dei medici dipendenti del SSN in qualsiasi progetto di revisione delle incompatibilità, in modo da poter offrire un contributo costruttivo. Non accetteremo infatti alcun impianto calato dall’alto e imposto esclusivamente per rendere operative le Case di Comunità entro il 30 giugno. Sono quattro anni che si conosce tale scadenza: non possono essere sempre, i medici ospedalieri a dover mostrare piena responsabilità dinanzi a ritardi e inadempienze altrui» conclude Quici.

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Medici sanità privata pronti a mobilitazione permanente: esclusi da tutele Decreto Lavoro


Decreto Lavoro, medici sanità privata accreditata senza contratto da 20 anni esclusi dagli aumenti automatici. CIMOP: «Vergogna istituzionale, pronti alla mobilitazione permanente»

 

CIMOP e CIMO-FESMED chiedono al Senato di correggere la norma e di porre fine a una discriminazione senza senso. Se così non sarà, ci saranno scioperi e ricorsi

Roma, 12 giugno 2026 – La maggioranza di Governo ha scelto ancora una volta di ignorare migliaia di medici dipendenti della sanità privata accreditata, cancellandoli di fatto dal perimetro delle tutele previste dal Decreto Lavoro, adottato dalla Camera dei Deputati, per chi lavora con un contratto nazionale scaduto. Si tratta di una scelta incomprensibile e di una discriminazione inaccettabile, considerato che parliamo di professionisti il cui contratto collettivo è scaduto da oltre vent’anni: una situazione senza eguali nel mondo del lavoro italiano.

 

«È vergognoso che un decreto nato per tutelare i lavoratori finisca per favorire quegli imprenditori della sanità privata che ignorano i più basilari diritti dei loro dipendenti – dichiara Carmela De Rango, Segretaria nazionale del sindacato dei medici dipendenti della sanità privata accreditata CIMOP -: mentre il costo della vita è aumentato vertiginosamente, mentre l’inflazione ha eroso stipendi già insufficienti, mentre i medici dipendenti della sanità privata accreditata garantiscono gli stessi livelli di assistenza del servizio sanitario pubblico, lo Stato decide di negare loro persino il riconoscimento di un meccanismo di tutela previsto per tutti gli altri lavoratori con contratti scaduti».

 

«Il messaggio che arriva è devastante – aggiunge Guido Quici, Presidente della Federazione CIMO-FESMED, a cui aderisce anche CIMOP -: per questi medici vent’anni di attesa non valgono nulla. È l’ennesimo tradimento nei confronti di una categoria che ha sostenuto il sistema sanitario anche nelle fasi più difficili, spesso con condizioni economiche e contrattuali indegne del ruolo ricoperto».

 

CIMOP e CIMO-FESMED chiedono con forza al Senato di correggere immediatamente questa norma e di porre fine a una disparità che non ha alcuna giustificazione né sul piano sociale né sul piano costituzionale.

 

Se questa ingiustizia non verrà cancellata, la risposta sarà dura e inevitabile: CIMOP, sostenuta dalla Federazione CIMO-FESMED, è pronta a proclamare una stagione di mobilitazione permanente, fino a quando non verrà restituita dignità a migliaia di professionisti. Verrà inoltre valutata ogni iniziativa nelle sedi giudiziarie nazionali e sovranazionali, compreso il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

 

«La misura è colma. Noi medici dipendenti della sanità privata accreditata abbiamo garantito per anni il diritto alla salute dei cittadini. Ora chiediamo che lo Stato garantisca il nostro diritto alla dignità professionale ed economica» conclude De Rango.

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