Riforma SSN, audizione CIMO-FESMED al Senato: «Ddl 1825 insufficiente a superare criticità»


Tra le principali problematiche segnalate figurano l’eccessiva genericità della delega al Governo, l’assenza di finanziamenti adeguati, il rischio di frammentazione dell’assistenza con l’introduzione degli ospedali elettivi e le incertezze su risorse umane e sostenibilità organizzativa

 

Roma, 9 aprile 2026 – Questa mattina la Federazione CIMO-FESMED è stata audita dalla Commissione Affari sociali del Senato sul Ddl n. 1825 relativo alla riorganizzazione dell’assistenza sanitaria, esprimendo una valutazione complessivamente critica.

Pur riconoscendo l’urgenza di intervenire sull’assetto del Servizio sanitario nazionale, il Presidente CIMO-FESMED Guido Quici ha evidenziato come il provvedimento, nella sua formulazione attuale, non sia in grado di risolvere le principali criticità del sistema. In particolare, è stata sottolineata la persistente frammentazione organizzativa tra ospedale e territorio, pubblico e privato, personale dipendente e convenzionato, che ostacola la continuità assistenziale e penalizza i pazienti.

CIMO-FESMED ha inoltre richiamato il rischio di ripetere errori già compiuti in passato: una riorganizzazione della rete ospedaliera non accompagnata da un reale potenziamento dell’assistenza territoriale potrebbe infatti aggravare la pressione su ospedali e Pronto soccorso.

Tra i principali elementi di criticità segnalati, figurano l’eccessiva genericità della delega al Governo, l’assenza di finanziamenti adeguati, il rischio di frammentazione dell’assistenza con l’introduzione degli ospedali elettivi e le incertezze su risorse umane e sostenibilità organizzativa.

Particolare preoccupazione desta il modello degli ospedali elettivi privi di Pronto soccorso, che potrebbe compromettere la continuità delle cure, aumentare i trasferimenti dei pazienti e rendere meno attrattive le strutture di emergenza per il personale sanitario.

«La riforma del Servizio sanitario nazionale – ha dichiarato Quici – deve essere affrontata con una visione integrata, garantendo risorse adeguate e superando l’attuale organizzazione a silos».

La Federazione CIMO-FESMED ribadisce quindi la necessità di una revisione del provvedimento, con interventi strutturali che assicurino maggiore equità nell’accesso alle cure, e si dichiara disponibile ad offrire il proprio contributo tecnico nella stesura dei decreti legislativi.

 

Il documento presentato alla 10° Commissione del Senato: 

https://tinyurl.com/4tvvjdrm

 

L’intervento del Presidente Guido Quici: 

https://youtu.be/KyWOTrkJz7A

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Avvio trattative CCNL 2025-2027 medici e dirigenti sanitari, CIMO-FESMED: «Non firmeremo contratti al ribasso»

Roma, 7 aprile 2026 – Il 29 aprile si aprirà all’Aran la trattativa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dei medici e dei dirigenti sanitari, relativo al triennio 2025-2027. Una notizia accolta con favore dalla Federazione CIMO-FESMED, che ringrazia il Ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, per aver finalmente riallineato i contratti al periodo di riferimento, e il Presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, per aver avviato tempestivamente il confronto, senza attendere la firma del CCNL del comparto.

È tuttavia su questo punto che si esauriscono le valutazioni positive.

CIMO-FESMED esprime infatti forte preoccupazione per l’atto di indirizzo emanato dalle Regioni, che potrebbe preludere a un arretramento della parte normativa del contratto, in particolare sull’orario di lavoro, nel tentativo di sopperire alla carenza di personale. Uno scenario che la Federazione non è disposta ad accettare.

«Se mancano medici, è necessario rimuovere il tetto alla spesa per il personale e procedere con nuove assunzioni. Il problema del fabbisogno non può e non deve ricadere sul contratto di lavoro», dichiara Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED.

«Non firmeremo contratti al ribasso. Non accetteremo arretramenti e non consentiremo lo smantellamento di diritti conquistati in anni di trattative, a partire da orario di lavoro, attività fuori sede e pronta disponibilità – prosegue Quici -. Ci opporremo con fermezza a qualsiasi tentativo di compromesso su questi temi».

«Il nostro obiettivo è chiaro: difendere i dirigenti in ogni sede e pretendere il pieno rispetto dei contratti. Oggi stimiamo che nel 95% delle Aziende i CCNL 2019-2021 e 2022-2024 non siano ancora applicati. Una situazione inaccettabile, che svilisce gli accordi nazionali e dimostra l’incapacità del sistema di garantire regole uniformi».

«Al tavolo porteremo proposte concrete su alcuni punti qualificanti – aggiunge Quici – a partire da una revisione profonda della libera professione, ormai ancorata a modelli superati, e dall’introduzione dell’obbligo del 51% della rappresentatività aziendale per la firma dei contratti decentrati».

«Parteciperemo al confronto con senso di responsabilità e spirito costruttivo. Tuttavia, a fronte di aumenti che non hanno recuperato l’inflazione dell’ultimo decennio e sui quali i sindacati non hanno voce in capitolo, non accetteremo passi indietro sulla parte normativa», conclude Quici.

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