Riforma medicina generale, CIMO-FESMED: «Con la dipendenza si crea un pericoloso conflitto tra medici»

Roma, 24 aprile 2026 – La Federazione CIMO-FESMED esprime forte contrarietà alla bozza di decreto-legge, presentata dal Ministro della Salute Orazio Schillaci alla Conferenza delle Regioni, che punta a riordinare l’assistenza territoriale: secondo il sindacato dei medici ospedalieri, introdurre l’opzione della dipendenza per i medici di medicina generale non è una riforma, ma un errore che rischia di destabilizzare l’intero sistema sanitario.

«Dal nostro punto di vista, l’aspetto più grave è uno – dichiara Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED -: i medici di medicina generale, diventando dipendenti seppur gradualmente e su base volontaria, entrerebbero a pieno titolo negli stessi meccanismi contrattuali dei medici ospedalieri, diventandone di fatto competitor. Parliamo della gestione dei fondi contrattuali e dei percorsi di carriera: risorse già oggi insufficienti verrebbero ulteriormente frammentate, innescando una competizione diretta tra professionisti che svolgono funzioni profondamente diverse. È una scelta miope, che rischia di penalizzare ulteriormente i medici ospedalieri, già alle prese con carichi di lavoro insostenibili, blocchi di carriera e una cronica carenza di risorse. Invece di rafforzare il sistema, si mettono i medici gli uni contro gli altri».

Ma secondo CIMO-FESMED, le conseguenze non si fermano qui: «La presenza delle Case di comunità sul territorio non è affatto capillare, al contrario di quel che si dice – aggiunge Quici -. In media infatti avremo una Casa di comunità ogni 175 chilometri quadrati, lasciando scoperte intere aree del Paese, soprattutto nelle zone interne e periferiche. E se i medici di famiglia saranno sempre più impegnati all’interno di queste strutture, diminuirà il tempo dedicato all’assistenza domiciliare e di prossimità: a farne le spese allora saranno soprattutto i pazienti più fragili, gli anziani e i non autosufficienti che vivono lontano dalle Case di comunità e che rischiano di avere ancora più difficoltà ad accedere alle cure».

«Si sta tentando di far funzionare le Case di comunità a tutti i costi per non perdere i fondi del PNRR, utilizzati finora soprattutto per ristrutturare strutture esistenti cambiandone il nome; ma senza un numero adeguato di specialisti e senza infermieri, le Case di comunità resteranno scatole vuote e i pazienti continueranno a rivolgersi agli ospedali e ai pronto soccorso, senza risolvere il problema delle liste d’attesa», prosegue Quici.

«Non è accettabile scaricare su ospedali e professionisti scelte sbagliate. Serve un vero piano di rafforzamento del sistema sanitario, non un’operazione che crea conflitti, disperde risorse e peggiora l’assistenza» conclude il Presidente CIMO-FESMED.

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Riforma SSN, audizione CIMO-FESMED al Senato: «Ddl 1825 insufficiente a superare criticità»


Tra le principali problematiche segnalate figurano l’eccessiva genericità della delega al Governo, l’assenza di finanziamenti adeguati, il rischio di frammentazione dell’assistenza con l’introduzione degli ospedali elettivi e le incertezze su risorse umane e sostenibilità organizzativa

 

Roma, 9 aprile 2026 – Questa mattina la Federazione CIMO-FESMED è stata audita dalla Commissione Affari sociali del Senato sul Ddl n. 1825 relativo alla riorganizzazione dell’assistenza sanitaria, esprimendo una valutazione complessivamente critica.

Pur riconoscendo l’urgenza di intervenire sull’assetto del Servizio sanitario nazionale, il Presidente CIMO-FESMED Guido Quici ha evidenziato come il provvedimento, nella sua formulazione attuale, non sia in grado di risolvere le principali criticità del sistema. In particolare, è stata sottolineata la persistente frammentazione organizzativa tra ospedale e territorio, pubblico e privato, personale dipendente e convenzionato, che ostacola la continuità assistenziale e penalizza i pazienti.

CIMO-FESMED ha inoltre richiamato il rischio di ripetere errori già compiuti in passato: una riorganizzazione della rete ospedaliera non accompagnata da un reale potenziamento dell’assistenza territoriale potrebbe infatti aggravare la pressione su ospedali e Pronto soccorso.

Tra i principali elementi di criticità segnalati, figurano l’eccessiva genericità della delega al Governo, l’assenza di finanziamenti adeguati, il rischio di frammentazione dell’assistenza con l’introduzione degli ospedali elettivi e le incertezze su risorse umane e sostenibilità organizzativa.

Particolare preoccupazione desta il modello degli ospedali elettivi privi di Pronto soccorso, che potrebbe compromettere la continuità delle cure, aumentare i trasferimenti dei pazienti e rendere meno attrattive le strutture di emergenza per il personale sanitario.

«La riforma del Servizio sanitario nazionale – ha dichiarato Quici – deve essere affrontata con una visione integrata, garantendo risorse adeguate e superando l’attuale organizzazione a silos».

La Federazione CIMO-FESMED ribadisce quindi la necessità di una revisione del provvedimento, con interventi strutturali che assicurino maggiore equità nell’accesso alle cure, e si dichiara disponibile ad offrire il proprio contributo tecnico nella stesura dei decreti legislativi.

 

Il documento presentato alla 10° Commissione del Senato: 

https://tinyurl.com/4tvvjdrm

 

L’intervento del Presidente Guido Quici: 

https://youtu.be/KyWOTrkJz7A

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