Avvio autonomia differenziata, CIMO-FESMED: «Celebriamo il funerale definitivo del Servizio Sanitario Nazionale»


«Invece di intervenire sui criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale per garantire a tutte le Regioni pari condizioni di partenza e strumenti adeguati a conseguire i medesimi obiettivi di salute, si finisce per rafforzare chi è già in vantaggio»

Roma, 19 febbraio 2026 – «Di Nazionale, del Servizio Sanitario, era già rimasto ben poco. Ora, con il primo passo ufficiale verso l’autonomia differenziata compiuto dal Consiglio dei Ministri, che ha approvato gli schemi di intesa preliminare con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto anche sul settore della salute, possiamo celebrarne il funerale definitivo». Lapidario, è il caso di dire, il commento di Guido Quici, Presidente della Federazione CIMO-FESMED, all’avvio del lungo iter legislativo che, se concluso con successo, consentirà alle Regioni di gestire con maggiore autonomia la sanità regionale.

La nota di Palazzo Chigi prevede infatti “la possibilità di riallocare risorse derivanti da efficientamenti della spesa su altri ambiti sanitari regionali”. «Un’espressione che può significare tutto e il contrario di tutto – osserva Quici -. Le Regioni potrebbero scegliere di destinare maggiori fondi al privato accreditato, alle cooperative, all’acquisto di tecnologie, oppure decidere di investire su assunzioni e retribuzioni del personale. In ogni caso, si imprime un’ulteriore accelerazione alla frattura già esistente tra Nord e Sud. Diventa difficile parlare di universalità e uniformità delle cure se accesso ai servizi, qualità dell’assistenza e opportunità professionali variano sensibilmente da territorio a territorio».

Per CIMO-FESMED il nodo centrale resta il finanziamento: «Invece di intervenire sui criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale per garantire a tutte le Regioni pari condizioni di partenza e strumenti adeguati a conseguire i medesimi obiettivi di salute, si finisce per rafforzare chi è già in vantaggio. Tutte le Regioni dovrebbero mettersi ai blocchi di partenza alle stesse condizioni. Invece abbiamo Regioni che sono lepri in evidente vantaggio e altre che sono tartarughe, palesemente in ritardo. Ecco, non possiamo permetterci di dare un’ulteriore spinta alla lepre, lasciando la tartaruga ancora più indietro. In questo modo si crea un abisso in una sanità già altamente differenziata».

«Se poi alcune Regioni avranno la possibilità di assumere più personale sanitario e offrire stipendi più elevati, assisteremo a una migrazione significativa di professionisti dal Sud verso il Nord, giustamente attratti da condizioni economiche e organizzative migliori. Con il risultato di accentuare ulteriormente la desertificazione sanitaria in vaste aree del Paese, con liste d’attesa sempre più lunghe e cittadini costretti a spostarsi per ricevere cure adeguate».

CIMO-FESMED chiede pertanto al Governo e al Parlamento di prevedere garanzie stringenti sui livelli essenziali di assistenza, sulla perequazione delle risorse e sulla tenuta unitaria del sistema contrattuale. «Prima di procedere oltre – conclude Quici – è indispensabile assicurare che nessun cittadino venga lasciato indietro in base al luogo di residenza e che nessun professionista sia costretto a scegliere tra qualità del lavoro e radicamento nel proprio territorio. Senza un forte presidio nazionale, il rischio concreto è che il Servizio sanitario diventi definitivamente un mosaico di sistemi regionali diseguali, lontani dallo spirito originario su cui era stato fondato».

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Sanità, Regioni e sindacati aderiscono al Protocollo per rilanciare il personale del SSN


ANAAO e CIMO-FESMED: «Ora aprire il CCNL 2025-2027. Subito un tavolo con Regioni e Ministero della Salute per definire la futura collocazione contrattuale del personale sanitario»

Roma, 6 febbraio 2026 – Regioni e sindacati compiono un primo passo per fermare l’emorragia di professionisti dal Servizio sanitario nazionale. L’ANAAO ASSOMED e la Federazione CIMO-FESMED hanno aderito al “Protocollo Sanità”, elaborato congiuntamente dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e dalle organizzazioni sindacali del comparto e della dirigenza sanitaria. Un documento che individua le azioni necessarie per rendere di nuovo attrattivo il lavoro nella sanità pubblica e invertire il trend di dimissioni e migrazione verso il privato e l’estero.

«Il Protocollo contiene misure che da tempo riteniamo indispensabili per migliorare le condizioni di lavoro e le retribuzioni dei medici dipendenti del SSN – dichiarano Pierino Di Silverio, Segretario ANAAO ASSOMED, e Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED -. Ora è fondamentale che questi impegni non restino sulla carta, ma vengano recepiti anche nel CCNL 2025-2027, le cui trattative, secondo le Regioni, dovrebbero svolgersi nel corso del 2026».

«Dopo il via libera del Consiglio dei Ministri di ieri all’ipotesi di CCNL 2022-2024, auspichiamo una rapida convocazione dell’Aran per la firma definitiva del contratto in modo da assicurare l’adeguamento delle retribuzioni e, quindi, una immediata pubblicazione, da parte delle Regioni, dell’atto di indirizzo per aprire il tavolo del triennio successivo, senza attendere la chiusura del contratto del comparto e senza prevedere arretramenti rispetto ai risultati già ottenuti, soprattutto sul piano normativo».

ANAAO e CIMO-FESMED hanno anche chiesto l’apertura di un tavolo di confronto con il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni per definire la futura collocazione contrattuale del personale sanitario. «È arrivato il momento – sottolineano Di Silverio e Quici – di discutere i nostri contratti con chi ha la reale responsabilità dell’organizzazione del lavoro e della definizione degli obiettivi della sanità pubblica: Ministero e Regioni».

Tra gli interventi previsti dal Protocollo figurano:

  • il miglioramento delle condizioni di lavoro attraverso modelli organizzativi più flessibili, capaci di favorire la conciliazione tra vita professionale e privata, riportando il lavoro straordinario e le prestazioni aggiuntive alla loro funzione originaria;
  • la valorizzazione economica del personale sanitario, adeguando le retribuzioni ai livelli europei anche tramite il superamento dei tetti di spesa;
  • la garanzia di reali percorsi di crescita professionale, regolamentando in modo più efficace l’affidamento delle strutture complesse al personale universitario e tutelando le opportunità di carriera del personale ospedaliero;
  • il rafforzamento delle relazioni sindacali per assicurare un’applicazione uniforme dei contratti nazionali su tutto il territorio;
  • la revisione e semplificazione dei profili professionali, nel rispetto dei ruoli e delle competenze;
  • il coinvolgimento attivo dei professionisti nella governance dei progetti di digitalizzazione;
  • l’istituzione di un confronto permanente tra la Conferenza delle Regioni e le organizzazioni sindacali.

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