Avvio trattative contratto 2025-2027 medici e dirigenti sanitari, CIMO-FESMED: «Proseguire su strada tracciata, no a passi indietro»

Roma, 29 aprile 2026 – Si è concluso il primo incontro tra Aran e le organizzazioni sindacali dei medici e dirigenti sanitari, che segna l’avvio ufficiale delle trattative per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro 2025-2027 dell’area sanità.

«La riunione si è svolta in un clima cordiale e costruttivo – dichiara Guido Quici, Presidente della Federazione CIMO-FESMED – ma abbiamo espresso forti perplessità sull’atto di indirizzo emanato dalle Regioni, che riteniamo particolarmente insidioso. Il riferimento alle persistenti difficoltà nel garantire la copertura dei fabbisogni di personale non deve infatti tradursi in un arretramento rispetto a conquiste importanti ottenute negli ultimi anni, soprattutto in materia di orario di lavoro, attività fuori sede e pronta disponibilità. Per far fronte alle difficoltà di assumere personale non si può, in altre parole, peggiorare le condizioni di lavoro dei dipendenti aumentandone i carichi di lavoro».

«Il contratto va migliorato nel solco delle ultime trattative, non certo peggiorato – prosegue Quici – altrimenti si rischierebbe di aggravare ulteriormente la fuga di medici e dirigenti sanitari dalla sanità pubblica. Per questo abbiamo chiesto all’Aran di trasmettere una prima bozza di articolato, così da comprendere con chiarezza come intenda recepire i contenuti dell’atto di indirizzo e avviare un confronto concreto nel merito».

«Abbiamo inoltre evidenziato la necessità di una revisione organica della disciplina della libera professione e chiesto che l’affidamento degli incarichi sia reso obbligatorio per tutti, anche nei casi in cui l’Azienda non abbia ancora provveduto alla loro individuazione. Inoltre, riteniamo che le attività di tutoraggio svolte dai dirigenti medici e sanitari debbano essere remunerate con fondi aziendali, e in particolare con le risorse destinate alla formazione. È inoltre fondamentale introdurre definizioni chiare e univoche della terminologia contrattuale, per evitare interpretazioni difformi e garantire un’applicazione uniforme su tutto il territorio nazionale. Un ulteriore elemento di discussione dovrà essere l’introduzione del requisito del 51% della rappresentatività aziendale per la sottoscrizione dei contratti decentrati».

«Sul piano economico – prosegue il Presidente CIMO-FESMED – abbiamo ribadito che finché si resterà vincolati alle risorse stanziate per la funzione pubblica sarà impossibile valorizzare adeguatamente i professionisti. Chiederemo inoltre chiarimenti sulle risorse destinate al finanziamento delle misure di welfare, dal momento che i fondi attualmente disponibili appaiono pressoché inesistenti. Abbiamo poi condiviso l’esigenza di una maggiore valorizzazione della dirigenza sanitaria; tuttavia, non riteniamo che ciò possa avvenire mediante l’utilizzo dei fondi contrattuali. Qualora si voglia, come sarebbe opportuno, avvicinare le retribuzioni dei dirigenti sanitari a quelle dei medici, è necessario che lo Stato intervenga stanziando risorse extracontrattuali dedicate a questo obiettivo. Su questo punto, lo diciamo con chiarezza fin d’ora, la nostra posizione è ferma e non negoziabile», conclude Quici.

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Riforma medicina generale, CIMO-FESMED: «Con la dipendenza si crea un pericoloso conflitto tra medici»

Roma, 24 aprile 2026 – La Federazione CIMO-FESMED esprime forte contrarietà alla bozza di decreto-legge, presentata dal Ministro della Salute Orazio Schillaci alla Conferenza delle Regioni, che punta a riordinare l’assistenza territoriale: secondo il sindacato dei medici ospedalieri, introdurre l’opzione della dipendenza per i medici di medicina generale non è una riforma, ma un errore che rischia di destabilizzare l’intero sistema sanitario.

«Dal nostro punto di vista, l’aspetto più grave è uno – dichiara Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED -: i medici di medicina generale, diventando dipendenti seppur gradualmente e su base volontaria, entrerebbero a pieno titolo negli stessi meccanismi contrattuali dei medici ospedalieri, diventandone di fatto competitor. Parliamo della gestione dei fondi contrattuali e dei percorsi di carriera: risorse già oggi insufficienti verrebbero ulteriormente frammentate, innescando una competizione diretta tra professionisti che svolgono funzioni profondamente diverse. È una scelta miope, che rischia di penalizzare ulteriormente i medici ospedalieri, già alle prese con carichi di lavoro insostenibili, blocchi di carriera e una cronica carenza di risorse. Invece di rafforzare il sistema, si mettono i medici gli uni contro gli altri».

Ma secondo CIMO-FESMED, le conseguenze non si fermano qui: «La presenza delle Case di comunità sul territorio non è affatto capillare, al contrario di quel che si dice – aggiunge Quici -. In media infatti avremo una Casa di comunità ogni 175 chilometri quadrati, lasciando scoperte intere aree del Paese, soprattutto nelle zone interne e periferiche. E se i medici di famiglia saranno sempre più impegnati all’interno di queste strutture, diminuirà il tempo dedicato all’assistenza domiciliare e di prossimità: a farne le spese allora saranno soprattutto i pazienti più fragili, gli anziani e i non autosufficienti che vivono lontano dalle Case di comunità e che rischiano di avere ancora più difficoltà ad accedere alle cure».

«Si sta tentando di far funzionare le Case di comunità a tutti i costi per non perdere i fondi del PNRR, utilizzati finora soprattutto per ristrutturare strutture esistenti cambiandone il nome; ma senza un numero adeguato di specialisti e senza infermieri, le Case di comunità resteranno scatole vuote e i pazienti continueranno a rivolgersi agli ospedali e ai pronto soccorso, senza risolvere il problema delle liste d’attesa», prosegue Quici.

«Non è accettabile scaricare su ospedali e professionisti scelte sbagliate. Serve un vero piano di rafforzamento del sistema sanitario, non un’operazione che crea conflitti, disperde risorse e peggiora l’assistenza» conclude il Presidente CIMO-FESMED.

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