Avvio trattative CCNL 2025-2027 medici e dirigenti sanitari, CIMO-FESMED: «Non firmeremo contratti al ribasso»

Roma, 7 aprile 2026 – Il 29 aprile si aprirà all’Aran la trattativa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dei medici e dei dirigenti sanitari, relativo al triennio 2025-2027. Una notizia accolta con favore dalla Federazione CIMO-FESMED, che ringrazia il Ministro della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, per aver finalmente riallineato i contratti al periodo di riferimento, e il Presidente dell’Aran, Antonio Naddeo, per aver avviato tempestivamente il confronto, senza attendere la firma del CCNL del comparto.

È tuttavia su questo punto che si esauriscono le valutazioni positive.

CIMO-FESMED esprime infatti forte preoccupazione per l’atto di indirizzo emanato dalle Regioni, che potrebbe preludere a un arretramento della parte normativa del contratto, in particolare sull’orario di lavoro, nel tentativo di sopperire alla carenza di personale. Uno scenario che la Federazione non è disposta ad accettare.

«Se mancano medici, è necessario rimuovere il tetto alla spesa per il personale e procedere con nuove assunzioni. Il problema del fabbisogno non può e non deve ricadere sul contratto di lavoro», dichiara Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED.

«Non firmeremo contratti al ribasso. Non accetteremo arretramenti e non consentiremo lo smantellamento di diritti conquistati in anni di trattative, a partire da orario di lavoro, attività fuori sede e pronta disponibilità – prosegue Quici -. Ci opporremo con fermezza a qualsiasi tentativo di compromesso su questi temi».

«Il nostro obiettivo è chiaro: difendere i dirigenti in ogni sede e pretendere il pieno rispetto dei contratti. Oggi stimiamo che nel 95% delle Aziende i CCNL 2019-2021 e 2022-2024 non siano ancora applicati. Una situazione inaccettabile, che svilisce gli accordi nazionali e dimostra l’incapacità del sistema di garantire regole uniformi».

«Al tavolo porteremo proposte concrete su alcuni punti qualificanti – aggiunge Quici – a partire da una revisione profonda della libera professione, ormai ancorata a modelli superati, e dall’introduzione dell’obbligo del 51% della rappresentatività aziendale per la firma dei contratti decentrati».

«Parteciperemo al confronto con senso di responsabilità e spirito costruttivo. Tuttavia, a fronte di aumenti che non hanno recuperato l’inflazione dell’ultimo decennio e sui quali i sindacati non hanno voce in capitolo, non accetteremo passi indietro sulla parte normativa», conclude Quici.

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Giornata contro violenza sanitari, CIMO-FESMED lancia campagna “Mani aperte per curare”


Quando le mani che curano devono difendersi, a perdere sono tutti i pazienti. Quici: «Ricostruire l’alleanza tra medico e paziente»

Roma, 11 marzo 2026 – “Mani aperte per curare, non per difendersi o schivare”. È questo il claim scelto dal sindacato dei medici Federazione CIMO-FESMED per la campagna lanciata oggi sui social in occasione della Giornata nazionale di educazione e prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari, che si celebra il 12 marzo.

“Le mani di un medico, di un infermiere, di un soccorritore sono mani che curano, mani che salvano. Ogni atto di violenza spezza questo legame e mette a rischio la salute di tutti. Ogni gesto è per te. Non fermare queste mani”, ricorda la voce narrante nel video emozionale che accompagna la campagna.

«Il messaggio che vogliamo lanciare è semplice – dichiara Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED -. Le mani del personale sanitario servono per visitare, operare, assistere i pazienti, aiutarli nella riabilitazione, somministrare terapie, effettuare esami e analisi. Ogni volta che quelle mani sono costrette a difendersi da vili aggressioni, vengono sottratte alla loro missione: curare. E quando questo accade, la vittima non è solo il medico, l’infermiere o l’operatore socio-sanitario colpito, ma tutti i pazienti che hanno bisogno del loro aiuto».

«Ogni anno questa Giornata rappresenta un momento fondamentale per accendere i riflettori su un fenomeno che ha ormai raggiunto livelli inaccettabili – prosegue Quici -. Le aggressioni segnalate sono in aumento, ma questo dato potrebbe riflettere soprattutto una maggiore propensione a denunciare, frutto delle campagne di sensibilizzazione portate avanti negli ultimi anni. A queste si sono affiancati interventi normativi specifici, la cui reale efficacia potrà essere valutata solo nel tempo».

«Ciò che ancora manca – conclude Quici – è un vero cambiamento culturale e sociale, capace di ricostruire l’alleanza tra medico e paziente. Negli ospedali è necessario migliorare la comunicazione con pazienti e familiari, ripensare l’organizzazione del personale per favorire un rapporto più diretto con i professionisti sanitari. Serve una vera rivoluzione copernicana che rimetta il paziente al centro del Servizio sanitario nazionale: una persona che deve sentirsi accolta, accompagnata e seguita, non spinta da una struttura all’altra o lasciata sola nel momento del bisogno».

 

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