Sanità, Regioni e sindacati aderiscono al Protocollo per rilanciare il personale del SSN


ANAAO e CIMO-FESMED: «Ora aprire il CCNL 2025-2027. Subito un tavolo con Regioni e Ministero della Salute per definire la futura collocazione contrattuale del personale sanitario»

Roma, 6 febbraio 2026 – Regioni e sindacati compiono un primo passo per fermare l’emorragia di professionisti dal Servizio sanitario nazionale. L’ANAAO ASSOMED e la Federazione CIMO-FESMED hanno aderito al “Protocollo Sanità”, elaborato congiuntamente dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e dalle organizzazioni sindacali del comparto e della dirigenza sanitaria. Un documento che individua le azioni necessarie per rendere di nuovo attrattivo il lavoro nella sanità pubblica e invertire il trend di dimissioni e migrazione verso il privato e l’estero.

«Il Protocollo contiene misure che da tempo riteniamo indispensabili per migliorare le condizioni di lavoro e le retribuzioni dei medici dipendenti del SSN – dichiarano Pierino Di Silverio, Segretario ANAAO ASSOMED, e Guido Quici, Presidente CIMO-FESMED -. Ora è fondamentale che questi impegni non restino sulla carta, ma vengano recepiti anche nel CCNL 2025-2027, le cui trattative, secondo le Regioni, dovrebbero svolgersi nel corso del 2026».

«Dopo il via libera del Consiglio dei Ministri di ieri all’ipotesi di CCNL 2022-2024, auspichiamo una rapida convocazione dell’Aran per la firma definitiva del contratto in modo da assicurare l’adeguamento delle retribuzioni e, quindi, una immediata pubblicazione, da parte delle Regioni, dell’atto di indirizzo per aprire il tavolo del triennio successivo, senza attendere la chiusura del contratto del comparto e senza prevedere arretramenti rispetto ai risultati già ottenuti, soprattutto sul piano normativo».

ANAAO e CIMO-FESMED hanno anche chiesto l’apertura di un tavolo di confronto con il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni per definire la futura collocazione contrattuale del personale sanitario. «È arrivato il momento – sottolineano Di Silverio e Quici – di discutere i nostri contratti con chi ha la reale responsabilità dell’organizzazione del lavoro e della definizione degli obiettivi della sanità pubblica: Ministero e Regioni».

Tra gli interventi previsti dal Protocollo figurano:

  • il miglioramento delle condizioni di lavoro attraverso modelli organizzativi più flessibili, capaci di favorire la conciliazione tra vita professionale e privata, riportando il lavoro straordinario e le prestazioni aggiuntive alla loro funzione originaria;
  • la valorizzazione economica del personale sanitario, adeguando le retribuzioni ai livelli europei anche tramite il superamento dei tetti di spesa;
  • la garanzia di reali percorsi di crescita professionale, regolamentando in modo più efficace l’affidamento delle strutture complesse al personale universitario e tutelando le opportunità di carriera del personale ospedaliero;
  • il rafforzamento delle relazioni sindacali per assicurare un’applicazione uniforme dei contratti nazionali su tutto il territorio;
  • la revisione e semplificazione dei profili professionali, nel rispetto dei ruoli e delle competenze;
  • il coinvolgimento attivo dei professionisti nella governance dei progetti di digitalizzazione;
  • l’istituzione di un confronto permanente tra la Conferenza delle Regioni e le organizzazioni sindacali.

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Riforma professioni sanitarie, CIMO-FESMED: «Bene valorizzazione, ma tutelare prerogative medici»

Roma, 26 gennaio 2026 – Bene valorizzare le professioni sanitarie, ma attenzione a rispettare i ruoli e i livelli di responsabilità. Questa, in estrema sintesi, la posizione presentata dalla Federazione CIMO-FESMED alla Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati nell’ambito del ciclo di audizioni sul disegno di legge in materia di professioni sanitarie e responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie.

“L’intento di valorizzare le professioni sanitarie, obiettivo del presente disegno di legge, è senz’altro condivisibile, stante la grave crisi che, a diversi livelli, sta attraversando il personale sanitario del Servizio sanitario nazionale – si legge nel documento presentato -. Ma la valorizzazione delle professioni sanitarie non mediche non deve e non può costituire in alcun modo una minaccia per il ruolo, le competenze e la professionalità dei medici, che sono frutto di un percorso formativo ed esperienziale senza pari tra le altre professioni”.

A tal proposito, per la Federazione CIMO-FESMED il disegno di legge potrebbe rappresentare un’ottima opportunità per prevedere la definizione di atto medico, che precisi le competenze affidate in via esclusiva al medico.

Per quanto riguarda la responsabilità professionale, infine, CIMO-FESMED evidenzia come sia “paradossale che la circostanza scriminante della colpa grave possa prevedere comportamenti proattivi a cura dell’esercente l’attività sanitaria, quando com’è noto questi non ha alcun potere di incidere sulla scarsità di risorse umane o strumentali ovvero sulle carenze organizzative”.

In conclusione, “il sindacato CIMO-FESMED condivide gli obiettivi del disegno di legge in oggetto, ma ritiene che le osservazioni prodotte nel presente documento possano essere approfondite nella predisposizione dei decreti delegati, a cui la Federazione CIMO-FESMED presterà particolare attenzione nell’ottica di valorizzare e salvaguardare le peculiarità del ruolo dei medici dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale”.

Il documento presentato alla Commissione.

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