Sanità, la digitalizzazione ostacola l’assistenza. CIMO-FESMED: «Medici ostaggio dei software, così a rischio la sicurezza dei pazienti»

In molti ospedali italiani si registrano continui malfunzionamenti dei sistemi informatici che impediscono ai medici di accedere agli esami dei pazienti, visualizzarne le terapie o registrare le attività, allungando i tempi dell’assistenza e di attesa. Oggi a Trento la protesta dei sanitari

Roma, 1 settembre 2026 – La sanità italiana è ormai ostaggio dell’informatica. Quello che avrebbe dovuto essere uno strumento per semplificare il lavoro dei professionisti e migliorare l’assistenza si sta trasformando, in troppi ospedali, nell’ennesimo ostacolo tra il medico e il paziente.

 

Le segnalazioni di sistemi informatici in tilt, software che rallentano o bloccano le attività, dati che scompaiono e cartelle cliniche che diventano improvvisamente inaccessibili sono ormai quotidiane. Non si tratta più di semplici disservizi tecnici, ma di continui malfunzionamenti che impediscono ai medici di accedere agli esami dei pazienti, visualizzarne le terapie o registrare le attività, allungando inevitabilmente i tempi dell’assistenza e, in Pronto soccorso, le attese.

 

Una situazione che sta esasperando il personale sanitario e che proprio questa mattina ha portato medici e professionisti sanitari di Trento a organizzare un’assemblea e un sit-in molto partecipato davanti all’ospedale Santa Chiara, per protestare contro i continui tilt del sistema informatico.

 

Da mesi negli ospedali delle Marche si registrano gravi problemi legati alla nuova piattaforma utilizzata per la gestione della cartella sanitaria elettronica: dati dei pazienti, esami, analisi effettuate e terapie prescritte risultano improvvisamente non disponibili o scompaiono dal sistema, costringendo i medici a rallentare pesantemente le proprie attività e a organizzare ripetute iniziative di protesta.

 

«Siamo arrivati al paradosso che la tecnologia, invece di aiutare i medici a curare i pazienti, impedisce loro di farlo – dichiara Guido Quici, Presidente della Federazione CIMO-FESMED -. La digitalizzazione della sanità dovrebbe liberare tempo per l’assistenza, non sottrarne altro. Già oggi la medicina amministrata e una quantità spropositata di adempimenti sottraggono ai medici tempo prezioso che dovrebbe essere dedicato ai pazienti. Se a tutto questo aggiungiamo sistemi informatici che non funzionano, il risultato è semplicemente inaccettabile».

 

«Non si può scaricare sui medici le inefficienze di sistemi progettati senza tenere sufficientemente conto di chi deve utilizzarli ogni giorno – aggiunge Quici -. Gli operatori sanitari non possono essere trasformati nei collaudatori di software non adeguatamente testati prima della loro implementazione negli ospedali, né possono essere costretti a inventarsi soluzioni di emergenza ogni volta che la tecnologia decide di non funzionare. Quando un sistema informatico entra in un ospedale deve essere uno strumento affidabile, sicuro e realmente funzionale alle esigenze di chi cura».

 

 

«Chiediamo quindi che tutti i malfunzionamenti e i rallentamenti denunciati negli ultimi mesi vengano risolti immediatamente e in maniera definitiva, senza ulteriori promesse o soluzioni provvisorie. E chiediamo che, d’ora in avanti, nella scelta dei sistemi informatici sanitari siano finalmente coinvolti i professionisti che dovranno utilizzarli», conclude il Presidente CIMO-FESMED.

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La Federazione Cimo-Fesmed abbandona il tavolo per il rinnovo contrattuale. QUICI: “poche certezze ma soprattutto dicotomia tra Legge dello Stato e Atto di indirizzo sul finanziamento della specificità medica e sanitaria”


Roma, 23 luglio 2026 – La federazione Cimo-Fesmed ha abbandonato la trattativa contrattuale per palese incongruenza emersa tra quanto stabilito dalla legge di bilancio 2026 e quanto indicato nell’atto di indirizzo al contratto relativamente alle risorse destinate all’incremento della indennità di specificità medica e sanitaria. 

Secondo QUICI “mancano all’appello 50 milioni per i medici e 5,5 milioni per i sanitari. Non accettabile un incremento di 393 euro a regime pro capite di cui solo 230 euro mese per lo stipendio tabellare”.

Non si condivide di voler dirottare risorse contrattuali, per adeguare il valore della retribuzione dei giorni di ferie, ad una direttiva UE, art 7 co. 1 Direttiva UE 2003/88 e a una recente sentenza della Corte di Cassazione, sentenza n. 6282 del 2025, piuttosto che utilizzare risorse aggiuntive. 

Incertezze sulla distribuzione delle altre risorse e nessuna apertura sulla valorizzazione economica per i dirigenti con incarico professionale da più di 10 anni di attività. 

In sintesi, si tratta di proposta di contratto da rivedere alla luce dei chiarimenti richiesti circa l’effettiva esigibilità delle risorse contrattuali anche in funzione degli aspetti normativi del contratto.

Restano ancora aperti alcuni temi fondamentali, sui quali sarà necessario trovare risposte condivise alla ripresa del confronto autunnale: dalla disciplina della libera professione alla definizione di criteri che garantiscano una maggioranza nelle trattative decentrate, fino alla costruzione di percorsi chiari per lo sviluppo professionale e la progressione di carriera e al rafforzamento della formazione.

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