COMUNICATO STAMPA 13 ottobre 2026

Pronto soccorso, CIMO: «Prima di minacciare i direttori generali, il DG dell’assessorato regionale alla Sanità, Thomas Schael, chiarisca quali interventi ha realizzato»

Le notizie relative alle lettere inviate dal direttore generale dell’Assessorato regionale alla Sanità, Thomas Schael, ai direttori generali delle ASL impongono una riflessione sulle responsabilità nella gestione del sovraffollamento dei Pronto Soccorso.

La CIMO non intende sottrarre le direzioni aziendali alle proprie responsabilità. È giusto pretendere risultati, verificare l’attuazione dei provvedimenti e intervenire quando emergono inadempienze. Ma le responsabilità devono essere individuate lungo tutta la catena decisionale, a cominciare da chi è chiamato a programmare e coordinare il sistema sanitario regionale.

Sorprende, piuttosto, l’atteggiamento di Schael, che sceglie la strada delle contestazioni e delle minacce di rimozione dei direttori generali, dando ampia risonanza mediatica alle proprie iniziative, mentre continua a mancare un confronto con le organizzazioni sindacali dei medici, che da tempo chiedono di essere ascoltate sulle criticità del sistema ospedaliero.

Prima di distribuire responsabilità e minacciare provvedimenti, sarebbe opportuno che lo stesso direttore generale dell’Assessorato spiegasse quali interventi siano stati concretamente realizzati per mettere le aziende nelle condizioni di raggiungere gli obiettivi richiesti.

C’è un elemento che merita particolare attenzione.

Il Piano regionale contro il sovraffollamento, approvato dalla Giunta l’8 aprile scorso, riconosce espressamente che tra le cause della crisi vi è la significativa riduzione dei posti letto nell’area di Cagliari, con particolare riferimento agli ospedali Marino e Binaghi.

Lo stesso documento disponeva la riattivazione di circa 20–25 posti letto al Binaghi entro 60 giorni, prevedeva il recupero immediato dei posti letto chiusi al Santissima Trinità e indicava la necessità di valutare la riapertura di posti letto all’Ospedale Marino.

A sei mesi di distanza, chiediamo direttamente a Schael di chiarire quale sia lo stato di attuazione di questi interventi e quali risultati siano stati raggiunti.

La questione riguarda direttamente anche il Brotzu, sul quale continua a concentrarsi una parte rilevante dell’emergenza traumatologica del Sud Sardegna.

Il Piano regionale riconosce infatti il ruolo del Brotzu quale Trauma Center per il trauma maggiore, prevedendo una partecipazione proporzionalmente minore alla turnazione dei ricoveri chirurgici e ortopedici, proprio per salvaguardarne la capacità di risposta ai casi più complessi.

Sono indicazioni condivisibili. Ma devono tradursi in organizzazione concreta, disponibilità di posti letto e personale.

Non si può pensare di risolvere una carenza strutturale esclusivamente attraverso il Bed Management, la rotazione dei pazienti o l’aumento temporaneo della capacità ricettiva dei reparti.

Anche il ricorso al cosiddetto Fast Track, presentato come strumento per alleggerire i Pronto Soccorso, rischia di produrre un effetto paradossale: anziché risolvere il sovraffollamento, può semplicemente trasferirlo dal Pronto Soccorso alle corsie e agli ambulatori ospedalieri, dove i pazienti finiscono per attendere l’esecuzione delle consulenze specialistiche. In assenza di percorsi realmente organizzati, spazi adeguati e personale dedicato, non si riducono né i tempi di attesa né il carico assistenziale complessivo. Si sposta soltanto il problema da un settore all’altro dell’ospedale, con il rischio di compromettere anche l’attività ordinaria dei reparti.

Ancora meno accettabile sarebbe trasformare misure straordinarie, come la flessibilità del 10% dei posti letto, in una modalità ordinaria di funzionamento degli ospedali.

La sicurezza dei pazienti e degli operatori deve rimanere un limite invalicabile.

La CIMO chiede pertanto a Schael di rendere pubblico lo stato di attuazione degli interventi previsti dal Piano dell’8 aprile, indicando per ciascuna azienda i posti letto effettivamente recuperati, le risorse professionali assegnate e le misure di riequilibrio della rete ospedaliera concretamente realizzate.

Sarebbe inoltre auspicabile che il direttore generale dell’Assessorato abbandonasse la logica delle comunicazioni unilaterali e aprisse finalmente un confronto con chi lavora quotidianamente negli ospedali e conosce direttamente le conseguenze delle scelte organizzative.

La responsabilità dei risultati deve essere accompagnata dalla responsabilità delle decisioni.

Chi pretende di giudicare l’operato dei direttori generali deve essere disposto a sottoporre alla stessa verifica anche il proprio operato.

Non è sufficiente minacciare la rimozione dei manager per eliminare il sovraffollamento, se non si interviene contemporaneamente sulle condizioni strutturali che lo producono. E non è accettabile che le responsabilità della programmazione vengano scaricate esclusivamente su chi deve gestirne quotidianamente le conseguenze.